
Racchiudo la vita in un fatto astratto, e privilegio l’idea, piuttosto che le cose dei corpi. La mia persona non vive la vita, non sta sulla vita, non cammina l’asfalto delle strade, ma, sotto l’ombra di un pagliaio, pallidamente respira il profumo del grano, fino a digerirlo come unico alimento, e divenire, per esso, una ipostasi delle proprie idee.
I miei libri sono lì, in quel preciso passaggio digestivo, e si fissano come eterna emozione.




